Nuove scoperte sulla proteina che causa il Parkinson

793

E’ stata individuata una proteina in grado di bloccare  il morbo di Parkinson. Sinapsina 3: è questo il nome della proteina che innescherebbe il danno cerebrale alla base della malattia di Parkinson. A scoprirlo è stato un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Brescia, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia, l’Università di Padova e l’Università di Lund in Svezia.

I risultati dello studio – finanziato dalla Michael J. Fox Foundation, la Fondazione privata più importante al mondo nel campo della Ricerca sul Parkinson e pubblicato sulla rivista scientifica Acta Neuropathologica – hanno dimostrato che l’assenza di Sinapsina 3 blocca la formazione dei depositi proteici cerebrali che innescano la morte dei neuroni dopaminergici del sistema nigrostriatale, processo alla base dell’insorgenza dei sintomi motori della Malattia di Parkinson.

I primi risultati ottenuti in questo studio sono relativi al modello animale: la ricerca ha in particolare dimostrato che l’assenza di questa proteina determina un blocco nella formazione dei depositi proteici nel cervello, che sono causa della morte dei neuroni dopaminergici del sistema nigrostriatale. Tale processo è causa dell’insorgenza dei sintomi a livello motorio di questa malattia neurodegenerativa.   Nella sperimentazione condotta sui topi, i ricercatori hanno osservato che se la proteina sinapsina 3 viene spenta geneticamente è possibile prevenire l’accumulo di depositi fibrosi, che possono essere intesi come una sorta di detriti, il cui accumulo è alla base dell’insorgenza della malattia di Parkinson

Dopo aver riscontrato un accumulo anomalo di Sinapsina 3 nel cervello degli individui affetti da Parkinson, i ricercatori italiani si sono chiesti se effettivamente questa proteina fosse implicata nell’insorgenza della malattia e se potesse rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico. «I risultati che abbiamo ottenuto» conferma Arianna Bellucci, professore associato di Farmacologia dell’ateneo bresciano, «indicano che la modulazione di Sinapsina 3 potrebbe veramente rappresentare una strategia terapeutica innovativa per la cura di questo disordine neurodegenerativo. Per questo motivo stiamo lavorando per sviluppare nuovi approcci terapeutici attivi su questa proteina, che permetterebbero di curare i pazienti agendo sulle cause primarie della malattia e non soltanto di alleviarne i sintomi».