Made in Italy: i settori più importanti dell’industria italiana

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Il made in Italy presidia cinque importanti settori nell’industria globale: alimentare, arredi, meccanica, editoria e moda. Resistono anche le auto anche se l’avanzata delle aziende straniere alla conquista del Made in Italy sembra inarrestabile.
Secondo un recente studio di Mediobanca sulle principali aziende made in Italy per fatturato troviamo che queste resistono proprio in questi importanti settori. Analizziamoli insieme.

Auto

Anche se in leggero calo rispetto al passato, il settore automobilistico resta tra i più importanti per il fatturato italiano. Dunque, nonostante la Fiat sia diventata FCA, dopo la fusione con gli americani di Chrysler e per motivi fiscali abbia traslocato in Olanda ed a Londra, questa resta al primo posto tra le più importanti aziende del made in Italy. Ha un fatturato di 26 miliardi di euro. Gli altri due brand italiani in questo settore, i quali hanno mantenuto sede e produzione nel nostro paese e fanno parte di FCA, sono Ferrari (2,8 miliardi, al quinto posto per fatturato) e Maserati (3 miliardi, al terzo posto).

La meccanica

Più che per il settore automobilistico, l’Italia è famosa per la componentistica delle automobili ed i macchinari per la produzione industriale. Questo lo si nota nella meccanica, dove però il colosso del settore non è italiano: al primo posto, infatti, troviamo la GE Italia Holding, controllata nel nostro paese del colosso americana General Electric, con un affatturato nel 2016 di 6,4 miliardi di euro. Al secondo posto Danieli (2,4 miliardi), importante azienda per la produzione di impianti siderurgici, al terzo ABB Italia, controllata del gruppo elvetico che in Italia fattura 2,3 miliardi di euro. Tra le altre importanti aziende meccaniche made in Italy troviamo: Brembo (2,3 miliardi), freni auto, ALI (2,1 miliardi), apparecchiature per la ristorazione, Sogefi (1,8 miliardi), componentistica auto, Ariston (1,5 miliardi), termosanitari, Sacmi (1,4 miliardi), macchine per la ceramica, IMA (1,3 miliardi), macchine confezionatrici, e Permasteelisa (1,3 miliardi).

Moda

La moda è la regina del Made in Italy. Secondo questa indagine vi sono ben 16 aziende che fatturano al di sopra del miliardo di euro. Eccole. La prima è Luxottica (9 miliardi di euro), la quale si è fusa con la francese Essilor e che stacca Prada (3,1 miliardi) e Giorgio Armani (2,5 miliardi). Successivamente arrivano Calzedonia (2,2 miliardi), OTB di Renzo Rosso (1,5 miliardi), il cui marchio più noto è Diesel, Max Mara (1,4 miliardi), Salvatore Ferragamo (1,4 miliardi), OVS (1,3 miliardi), catena retail del gruppo Coin, D&G (1,3 miliardi) e gli occhiali Safilo (1,2 miliardi). Dopo di queste tra le aziende del made in Italy nella moda più redditizie si notano anche Ermenegildo Zegna, Valentino, Benetton, LIR (Geox e Diadora), Moncler e Tod’s.

Alimentare

Il made in Italy alimentare è uno dei principali ambasciatori del nostro Paese nel mondo. Anche in questo caso al primo posto c’è un gruppo straniero. La Parmalat, la quale è controllata dalla francese Lactalis, si piazza al primo posto con un fatturato di 6,5 miliardi. Dopo di lei arrivano Cremonini (3,6 miliardi) e Barilla (3,4 miliardi). Altri grandi marchi del made in Italy alimentare poi sono anche il gruppo Veronesi (2,8 miliardi), cui appartengono AIA e Negroni, le attività italiane di Ferrero (2,6 miliardi), Lavazza (1,9 miliardi), Casillo (1,5 miliardi), Gesco (1,4 miliardi), il cui marchio più noto è Amadori, le attività in Italia della svizzera Nestlè (1,3 milaiti), e Lactalis Italia, divisione italiana del gruppo francese Lactalis (1,2 miliardi).

Legno e arredamento

Made in Italy è anche design nell’arredo, particolarmente apprezzato in tutto il mondo. Tra queste, però, nessuna supera il miliardo di euro. Più degli altri settori, questo è il regno delle multinazionali tascabili, le protagoniste del cosiddetto quarto capitalismo. In testa a queste aziende troviamo Saviola, il re del legno riciclato, con un fatturato nel 2016 di 545 milioni di euro. Al secondo posto Friul Intagli Industries (465 milioni), il più grande produttore italiano di componenti per mobili, e al terzo i divani Natuzzi (454 milioni). Sotto il podio troviamo Fantoni (314 milioni), mobili per ufficio, Poltrona Frau (309 milioni), gli arredi Molteni (306 milioni), Frati Luigi (285 milioni), pannelli in legno, Poltronesofà (274 milioni) e i cucinieri marchigiani Scavolini (208 milioni) e Lube (195 milioni).

Editoria

Infine, anche l’industria culturale rappresenta un tassello importante del made in Italy. In vetta troviamo la Mondadori (società del gruppo Fininvest) con un fatturato di 1,3 miliardi, seguita da Rcs (controllata da Cairo Communication) a 968 milioni, e dal Gruppo Editoriale L’Espresso (585 milioni), che quest’anno ha cambiato denominazione in GEDI, dopo l’acquisizione di Italiana Editrice (La Stampa e Secolo XIX) nel 2016. Sotto il podio troviamo poi Cairo Communication (566 milioni), il gruppo Messaggerie (491 milioni), che controlla Garzanti e altri marchi più piccoli (tra cui Longanesi, Bollati Boringhieri, Chiarelettere), l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (345 milioni), la zecca della Repubblica controllata al 100 per cento dal Ministero dell’Economia, Il Sole 24 Ore (284 milioni), Giunti Editore (208 milioni), Pozzoni (119 milioni), gruppo grafico-editoriale, e il gruppo grafico Rotolito Lombarda (170 milioni), gruppo grafico.